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10.04.2017

Evoke Thy Lords - Lifestories (2017)

Per chi ha fretta:
I russi Evoke Thy Lords sono un gruppo di qualità, come dimostra il loro quarto full-lenght Lifestories (2017). Il genere suonato dal gruppo è un lento stoner doom metal che sa essere aggressivo a tratti, ma punta soprattutto sulla psichedelia. Ciò viene attuato anche grazie al flauto di Irina Mirzaeva, buono spunto di personalità in un suono per il resto non originalissimo ma nemmeno trito o banale. Il problema dell’album  è invece una certa omogeneità, con soluzioni  simili tra le varie canzoni. È un bel problema, ma non rovina troppo il lavoro: lo dimostrano pezzi ottimi come Still Old, Life Is a Trick e Heavy Weather. E così, pur restando il rammarico per il fatto che poteva essere un capolavoro, Lifestories resta un buonissimo album, che farà la felicità degli amanti del doom metal più psichedelico.

La recensione completa:
In ambito metal, la Russia non è un paese molto rinomato. Al netto di qualche eccezione – gli heavy metaller Ария, i folkster Аркона, i progster Mechanical Poet – la maggior parte dei gruppi proveniente dal grande paese nordico non è granché conosciuto, e viaggia in un underground più o meno stretto. Questo non significa però che alla scena russa manchi la qualità: in essa si possono trovare tanti gruppi validi, come per esempio gli Evoke Thy Lords. Nati nel 2002 a Novosibirk, all’inizio della loro carriera suonavano un doom metal solenne e d’impatto, ma nel tempo hanno abbracciato un suono più grasso e psichedelico. È ciò che si può sentire nel loro quarto full-lenght Lifestories, uscito lo scorso 24 aprile: di base il suo stile è uno stoner doom metal lento e possente che sa anche aggredire, grazie per esempio al growl di Alexey Kozlov. Di norma però gli Evoke Thy Lords puntano più all’atmosfera e in particolare alla psichedelia, il che li porta a tratti ad alleggerirsi verso suoni più espansi e a sforare nel doom più dilatato. Questo risultato è possibile anche dalla presenza in formazione del flauto di Irina Mirzaeva: non viene usato in senso folk ma per spingere l’atmosfera, il che a tratti lo accomuna quasi a una chitarra solista – seppur l’effetto sia diverso, come è ovvio. È il principale spunto di personalità di un suono che per il resto non è proprio originalissimo, ma non risulta nemmeno troppo stantio o “la copia di…”. Il problema di Lifestories è un altro: i vari brani risultano un po’ troppo ripetitivi e omogenei tra loro, con per esempio un’impostazione dei riff che si assomiglia sempre. E se la tensione verso l’atmosfera degli Evoke Thy Lords fa pesare meno questo rispetto a come succederebbe in altri generi, è un difetto che impedisce ai russi di raggiungere livelli più elevati, forse persino il capolavoro. Non sarebbe stato impossibile, del resto: anche così Lifestories è un album di gran livello, con pochi momenti morti e tanta sostanza.

Si comincia da Regressed, pezzo monolitico e potente a tinte stoner doom con un riffage di base non eccezionale ma potente il giusto. Gran parte della canzone si muove su queste coordinate, a volte raggiunte dal growl cavernoso di Kozlov, mentre altrove c’è l’ingresso in scena del flauto, leggero e quasi sognante. Questa norma si alterna con passaggi meno pesanti, in cui le chitarre di Sergey Vagin e Vasiliy Yuzhanin passano a lead a volte echeggiati e lontani come nel finale. Altrove invece è presente qualche giro dissonante, insieme ancora al flauto oppure al frontman che sfodera un cantato pulito. Insieme, queste due parti si ripetono a lungo senza annoiare, in un affresco avvolgente e placido, seppur una patina di oscurità non sparisca mai. È il segreto di un pezzo forse un pelo prolisso e poco efficace a tratti, ma tutto sommato buono: apre il disco a dovere, anche se il meglio deve ancora venire. Lo si sente già da Still Old, di gran potenza sin dal magmatico inizio, con un riffage di splendida potenza nonostante già un vago senso di “già sentito”. È questa la base su cui si sviluppa poi una traccia potente, che sa graffiare; non manca però la psichedelia, a cui contribuiscono le note dilatate del flauto, i vocalizzi espansi e alcune armonizzazioni della chitarra lontane e misteriose. In ogni caso, la struttura è semplice: a parte alcuni passaggi un po’ vorticosi che spuntano qua e là, di gran impatto, la base si ripete a lungo ossessiva, senza grandi scossoni. Stavolta però gli Evoke Thy Lords sono bravi a giocare con le variazioni e i piccoli arrangiamenti, che rendono il tutto mai banale o troppo ripetitivo. È il segreto di un brano splendido,senza dubbi uno dei picchi di Lifestories! La successiva Life Is a Trick comincia da un intro echeggiato e bluesy, essenza che poi si perpetua anche quando, dopo poco, il tutto esplode. Abbiamo un lento shuffle ancora con un lieve eco blues, che unito alla cattiveria del metal ha come risultato un pezzo sabbathiano di gran energia, nonostante il ritmo basso tenuto dal batterista Yaroslav Kaigorodov. Questa norma evoca un’aura cupa e pesante ma al tempo stesso leziosa e onirica, grazie anche al cantato soft dell’ospite Anastasia Kuzheleva e dei soliti abbellimenti di chitarra e del flauto. C’è poco altro da dire di un ininterrotto fluire musicale caldo e avvolgente, quasi ipnotico, che nel finale dei suoi sette minuti e mezzo si fa anche più psichedelico. Il tutto si lascia alle spalle una grande impressione: abbiamo insomma il brano migliore del disco insieme al precedente!

Al contrario dei brani già sentiti fin’ora, Heavy Weather se la prende con comodo a entrare nel vivo. Si parte da un lungo intro espanso, pieno di effetti sonori e di chitarre molto distorte, per un effetto oscuro e alieno, quasi irreale, ma al tempo stesso etereo. All’inizio è quasi ambient per espansione, ma poi diventa progressivamente più ritmato e denso, con l’ingresso della sezione ritmica e l’incupirsi delle sonorità, che si fanno più rumorose. Sembra quasi che questa norma debba andare avanti molto a lungo quando invece gli Evoke Thy Lords esplodono con un pezzo stoner doom rutilante e intenso, di gran intensità. Ma stavolta questa norma non è destinata a durare: la musica comincia quasi subito a evolversi. A volte la linea si sposta su coordinate più tranquille, con la chitarra pulita echeggiata, tratti di buona psichedelia. Altri invece pendono verso il lato più solare dello stoner metal, con le ritmiche che si alleggeriscono di poco, il ritmo che sale e le chitarre in lead che dominano, accoppiate coi soliti interventi del flauto. Il cambio di rotta maggiore avviene però poco dopo metà, quando il pezzo rallenta ancora. Comincia da qui una progressione ossessiva che parte da una norma stoner potente ma psichedelico per poi divenire pian piano sempre più leggero e rarefatto. Il finale arriva così un rock psichedelico che ricorda quasi i Pink Floyd in versione più rumorosa uniti a echi dream pop e noise, un momento sognante di gran effetto. È il momento migliore di un pezzo che però è tutto buonissimo: non sarà al livello dei migliori di Lifestories, ma non ci si allontana di tanto. Siamo ormai in chiusura, e gli Evoke Thy Lords per l’occasione scelgono Stuff It, che crea un bel contrasto col finale del precedente. Si tratta di un pezzo movimentato, il più veloce dell’album, con dalla sua un riffage efficace con la solita potenza dei russi. È una norma che incide abbastanza sia nelle strofe, più di basso profilo e dirette, sia in quegli stacchi più vorticosi ed estroversi che si aprono qua e là, che colpiscono con una buona potenza. Il tutto però sa un po’ di già sentito, sia in generale dalla storia dello stoner doom che dai brani precedenti. L’unico passaggio che sfugge a questo problema è quello che appare al centro e poi alla fine, in cui una base simile si unisce a ricercati passaggi di flauto per un contrasto strano ma che funziona bene. Degna di nota è anche la parte centrale, in cui i russi tornano verso la loro psichedelia con la solita chitarra espansa a dominare. Sono i due momenti migliore di un pezzo nel complesso più che discreto, che sa intrattenere a dovere nonostante il suo difetto

Per concludere, con Lifestories da un lato resta un rammarico: senza la sua omogeneità e anche una durata forse un pelo troppo breve poteva essere davvero un capolavoro. Ma dall’altro, ci si può accontentare: con poche sbavature e nessun pezzo meno che piacevole si rivela lo stesso un album di alta qualità. Se vi piacciono le branche più psichedeliche del doom e soprattutto la sua incarnazione più stoner, saprà di certo soddisfarvi al punto giusto!

Voto: 81/100

Mattia

Tracklist:
  1. Regressed - 05:31
  2. Still Old - 07:14
  3. Life Is a Trick - 07:36
  4. Heavy Weather - 11:48
  5. Stuff It - 05:12
Durata totale: 37:21

Lineup:
  • Alexey Kozlov - voce e basso
  • Sergey Vagin - chitarra
  • Vasiliy Yuzhanin - chitarra
  • Irina Mirzaeva - flauto
  • Yaroslav Kaigorodov - batteria
  • Vladimir Chemezov - chitarra (guest)
Genere: doom metal
Sottogenere: stoner/psychedelic doom metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Evoke Thy Lords

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